Garlasco, offese e minacce a Stasi sui social: risarcimento da 16 mila euro

È stata condannata a 900 euro di multa e a 9000 euro di risarcimento danni per diffamazione aggravata nei confronti di Alberto Stasi, il 34enne che sta scontando 16 anni di carcere per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, Maria Grazia Montani, in questo caso parte offesa nel processo. Lo ha deciso il giudice della decima sezione penale del Tribunale, che ha invece assolto la donna per quanto riguarda il reato di minacce, in quanto ha già versato a Stasi un assegno di 6 mila euro. Il difensore della donna, l’avvocato Adriano Bazzoni, nel chiedere l’assoluzione per la sua assistita, ha detto che il «suo è stato un atteggiamento infantile, ingenuo. Lei riteneva di avere un dono e di riuscire a parlare con Chiara Poggi nell’aldilà, non credeva di commettere un reato». Facendo i conti la vicenda costerà a Maria Grazia Montani, tra quanto già versato e quanto dovrà versare a Stasi, quasi 16mila euro.

I fatti al centro del dibattimento risalgono al 2009, quando venne aperta su Fb una pagina dal nome «Delitto di Garlasco: giustizia per Chiara Poggi», di cui la 51enne era una degli amministratori. Stasi, venerdì presente in aula per assistere alla lettura del dispositivo, aveva rifiutato un’offerta di 15 mila euro da parte della donna in cambio della remissione della querela per minacce e diffamazione aggravata. Venerdì mattina infatti, tramite il suo avvocato Giada Bocellari, ha chiesto un risarcimento molto più alto: 40 mila euro con una provvisionale di 15 mila. Una cifra, quest’ultima, che «è per me già grandissima - ha detto oggi la 51enne in aula rendendo dichiarazioni spontanee - perché io sono una persona semplice. Mi dispiace molto per quello che ho fatto, chiedo scusa a Stasi, ma in quel periodo Chiara Poggi mi parlava e io volevo solo arrivare alla verità».

Il caso risale agli anni tra il 2011 e il 2013: era stato lo stesso 34enne a raccontare in aula durante il processo di essere stato pedinato, e poi oggetto di insulti su Facebook. Nei commenti e nei post della pagina di cui la Montani era amministratrice, gli erano stati rivolti epiteti da lui ritenuti diffamatori tra cui «bastardo», e accuse come «corruzione di periti e giudici - aveva detto durante la sue deposizione -, vendita di organi umani» e «rapporti di parentela con i clan». Inoltre, aveva spiegato che sulla pagina web c’erano anche dettagli «sulla mia vita personale. Cioè che facevo festini a sfondo omosessuale e gay» e «che assumevo sostanze stupefacenti». Durante la sua testimonianza ha ricostruito anche quando, nel settembre 2013, sarebbe stato pedinato e fotografato dalla donna che lo aveva atteso per tutto il giorno in un parcheggio alla periferia di Milano dove aveva lasciato l’auto. Il vice-procuratore onorario ha chiesto per l’imputata una condanna a 3000 euro di multa. «È un processo dei nostri tempi - ha sottolineato nella sua requisitoria - che è frutto anche della presenza dei social e del rilievo mediatico che ebbe il processo per l’omicidio di Chiara Poggi. La pagina Facebook dove venivano pubblicati i commenti era pubblica e pertanto lo erano anche gli insulti».

 

Scrivi commento

Commenti: 0