Cinghiale sfascia l’auto, paga la Regione

Il giudice ordina di risarcire oltre 2mila 500 euro al conducente del veicolo. Speranze per gli altri incidentati d'Abruzzo

SULMONA. Sarà la Regione a dover pagare i danni di un incidente d’auto provocato dal violento impatto con un cinghiale. Il giudice di pace di Sulmona, Gaetano Marano, ha condannato la Regione al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali per un totale di 2.526 euro. Calcolando i tanti incidenti di questo tipo che accadono quasi ogni giorno sulle strade del Centro Abruzzo, la sentenza è destinata a creare un procedimento importante e potrebbe fare da apripista a tante altre richieste di risarcimento danni. Era 14 agosto del 2016, quando dopo una serata fuori casa, Luigi Paolucci, che era in auto lungo la Statale 5, nel Comune di Raiano e precisamente in località Castelluccio, ha incontrato due cinghiali sulla sua strada. I due animali, di grossa taglia, hanno attraversano la carreggiata dal lato destro rispetto al senso di marcia. Uno dei due ha impattato con l’auto dell’uomo, una Ford C Max. Nell’urto, piuttosto violento, la macchina ha riportato danni sulla parte destra del cofano, mentre il cinghiale è rimasto ucciso. Subito dopo l’impatto Paolucci ha allertato la Forestale, che, giunta subito con una pattuglia, ha provveduto ai rilievi dell’incidente e a liberare la strada dalla carcassa dell’animale. 

Nei giorni successivi il proprietario dell’auto è andato un’officina per accertare l’entità del danno alla carrozzeria, poi quantificato in mille e 700 euro. Una somma considerevole che Paolucci ha anticipato, ma che non doveva pagare di tasca sua, non avendo compiuto nessuna infrazione e essendosi comportato correttamente alla guida della sua auto. È iniziata così, la sua battaglia legale contro la Regione Abruzzo. 
Battaglia, che almeno nella sentenza del giudice di pace e in assenza per ora di ricorsi, ha vinto su tutti i fronti. L’uomo, infatti, non solo sarà risarcito del danno all’autovettura, ma non dovrà nemmeno pagare il suo legale, le cui spese sono state addebitate interamente alla Regione. Una vittoria, che il giudice attribuisce a precedenti sentenze della Corte di Cassazione. E che dà speranze agli altri incidentati d’Abruzzo. «Rilevato che la responsabilità in oggetto è quella riferita all’articolo 2043 del codice civile», scrive Marano nella motivazione della sentenza, «come ribadito dalla giurisprudenza di legittimità sulla scorta sulla scorta del dato normativo e che tale responsabilità, ove sussiste, è attribuibile alle Regioni fintanto che queste non abbiano delegato enti sovraordinati, come la Provincia, dotandoli di autonomia decisionale e operativa tale da prevenire detti danni». 

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